Guida e consigli di viaggio tratti da questo video
Dopo sei decenni a Hong Kong, Judith Mackay contrasta l’immagine della città come giungla di cemento e racconta la sicurezza che sperimenta, i parchi e i cambiamenti politici e sociali. Discute i legami economici con la Cina continentale, il confronto con Singapore, i costi della casa e la stabilità. Ricorda la Rivoluzione culturale, il passaggio del 1997 e il proprio attivismo contro il tabacco. Racconta che l’integrazione dei trasporti e una maggiore presenza del mandarino sono cambiamenti graduali, percepibili nella vita quotidiana. A chi pensa di restare a lungo, ricorda che gli affitti possono pesare molto sul bilancio dopo il pensionamento. La sua opinione sulla stabilità nasce dai cambiamenti storici che ha attraversato in prima persona.
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Judith Mackay, che vive a Hong Kong da sessant'anni, offre a Max Chernov una prospettiva maturata sul posto e mette in discussione alcune immagini diffuse in Occidente. Racconta di sentirsi sicura camminando da sola la sera e cita un basso tasso di omicidi rispetto a molte città occidentali. Queste sono le sue impressioni e osservazioni al momento dell'intervista, non una garanzia per ogni viaggiatore.
Hong Kong dopo 60 anni: sicurezza e natura
L'immagine di Hong Kong come una giungla di cemento non corrisponde, secondo Mackay, alla presenza di parchi di campagna: circa il 50% del territorio è area naturale, adatta a escursioni e barbecue. La città, nella sua esperienza, offre sia quartieri densamente costruiti sia occasioni per stare all'aperto. Spiega inoltre che Hong Kong è diventata più cinese sotto il governo cinese, così come era più britannica sotto il dominio britannico; per lei si tratta di un'evoluzione naturale, non della fine della sua identità.
Sul piano economico, ritiene che i rapporti con la Cina continentale e la Belt and Road Initiative offrano prospettive importanti alle imprese. Parla del Greater Bay Area, una regione di circa 80 milioni di persone, come di un vantaggio rispetto a Singapore, che descrive come più isolata. La sua lettura è che Hong Kong stia diventando parte di un'area più ampia e connessa e possa beneficiare della crescita economica cinese. Osserva anche che alcune persone sono tornate dopo essersi trasferite altrove in periodi di incertezza.
Stabilità, storia e attivismo a Hong Kong
Mackay affronta le domande sui diritti umani e richiama la prospettiva delle Nazioni Unite, secondo cui l'eliminazione della povertà è una questione fondamentale. Cita il progresso della Cina nel ridurre la povertà, pur riconoscendo restrizioni, come l'impossibilità di chiedere pubblicamente l'indipendenza. A suo giudizio la legislazione sulla sicurezza di Hong Kong è paragonabile a quella di molti altri Paesi e la città resta una società libera; questa è la sua valutazione personale.
Ricorda la Rivoluzione culturale come un periodo drammatico e incerto, con Guardie rosse nelle strade, bombe e una forte sensazione di pericolo. Descrive invece il passaggio del 1997 come sorprendentemente pacifico. La lunga storia di turbolenze ha rafforzato, secondo lei, il valore attribuito alla stabilità nella città e in Asia.
Un altro capitolo della sua vita è la lotta contro il tabacco. Mackay racconta di essersi opposta con decisione a grandi aziende e di essere stata definita una delle persone più pericolose dall'industria del tabacco, appellativo che porta con orgoglio. Sul futuro personale, avverte che affitti e costo delle case possono rendere difficile restare dopo il pensionamento senza una proprietà. Nota anche la crescita dell'uso del mandarino e l'integrazione dei trasporti. A 81 anni continua a lavorare e riassume la propria filosofia nella felicità, nella gratitudine, nel diffondere gioia e nel valorizzare gli aspetti positivi della vita.
Domande frequenti (secondo l’esperienza del viaggiatore)
- D: Quali sono i malintesi più comuni su Hong Kong?
- R: Molti in Occidente la immaginano insicura e composta solo da cemento. Mackay racconta invece di sentirsi al sicuro e ricorda che circa metà del territorio è costituita da parchi di campagna. Nel suo racconto, questa combinazione di sicurezza e spazi naturali contrasta con l’immagine che talvolta circola nei media.
- D: Hong Kong sta diventando una città cinese come le altre?
- R: Per Mackay è un’evoluzione naturale: sotto il governo cinese Hong Kong è più cinese, così come sotto quello britannico era più britannica. L’integrazione crea inoltre opportunità economiche.
- D: Come si confronta Hong Kong con Singapore?
- R: Secondo Mackay Hong Kong beneficia dei legami con il Greater Bay Area, una regione di circa 80 milioni di persone, mentre Singapore è più isolata. La considera anche meno sterile e più spontanea.
- D: Qual è la definizione di diritti umani delle Nazioni Unite?
- R: Mackay richiama l’attenzione sull’eliminazione della povertà come questione centrale dei diritti umani e cita i progressi compiuti dalla Cina nel sollevare milioni di persone dalla povertà.
- D: Quali difficoltà comporta vivere a lungo a Hong Kong?
- R: Il costo della vita, soprattutto gli affitti, può diventare un problema. Mackay osserva che per molti espatriati restare dopo il pensionamento è difficile se non possiedono una casa.
- D: Com’era Hong Kong durante la Rivoluzione culturale?
- R: Mackay ricorda un periodo drammatico e incerto, con Guardie rosse per le strade, bombe e una sensazione concreta di pericolo; il successivo passaggio del 1997 fu invece pacifico.
- D: Perché Judith Mackay era considerata pericolosa dall’industria del tabacco?
- R: Era un’attivista antitabacco determinata che si opponeva a grandi aziende. Racconta che l’industria la definì una delle persone più pericolose, un titolo che considera un motivo di orgoglio.
- D: Qual è il significato della vita per Judith Mackay?
- R: Per lei significa essere felici, diffondere gioia, sentirsi grati e mantenere uno sguardo positivo, valorizzando ciò che di buono c’è nella vita e facendo sorridere gli altri.


